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30-04-2012 / 11-05-2012
Corretti stili di vita
Alimentazione equilibrata


Dal punto di vista clinico, una alimentazione ricca di grassi può portare, in soggetti predisposti, ad un aumento dei livelli di lipidi in circolo. I lipidi sono una classe di sostanze fondamentali per il nostro organismo: rappresentano una fonte di energia immediata nelle quotidiane attività e possono inoltre essere accumulati così da costituire una fonte di energia utilizzabile successivamente. I lipidi, in particolare il colesterolo, sono costituenti delle membrane cellulari e sono indispensabili per l’assorbimento di vitamine liposolubili (vitamina A, D, E e K) necessarie per la sopravvivenza e sono la base per la sintesi di ormoni steroidei. I grassi non rappresentano quindi un pericolo per la salute dell’uomo, fino a quando la loro concentrazione nel sangue non supera determinati livelli.
Quando parliamo di quadro lipidico alterato (dislipidemia) intendiamo un aumento di colesterolo e/o di trigliceridi. Queste sostanze non sono idrosolubili e pertanto per essere veicolate nel sangue hanno bisogno di legarsi a delle proteine per formare le cosiddette lipoproteine.
Per quanto riguarda il colesterolo, nel sangue è presente il complesso colesterolo-LDL, il colesterolo comunemente considerato ‘cattivo’ perché favorisce la deposizione di colesterolo sulla parete delle arterie (e quindi la formazione della placca aterosclerotica) ed il colesterolo-HDL che è invece il cosiddetto colesterolo ‘buono’ perché riporta al fegato il colesterolo depositato sulle pareti arteriose in modo che possa essere eliminato tramite la bile. È quindi auspicabile avere bassi livelli di colesterolo-LDL (inferiori a 160 mg/dl) se non sono presenti altri fattori di rischio per malattie cardiovascolari (ipertensione, diabete, fumo, obesità, ecc), inferiori a 130 mg/dl se sono presenti altri fattori di rischio e soprattutto inferiori a 100 mg/dl nei pazienti che hanno già avuto eventi vascolari (sia a livello cardiaco che a livello cerebrale). Al contrario, in considerazione del ruolo protettivo, è auspicabile avere un colesterolo HDL elevato, possibilmente superiore ai 35 mg/dl nel maschio e 45 mg/dl nella femmina. I trigliceridi sono l’altra classe fondamentale nell’ambito dei lipidi. Livelli molto elevati possono causare gravi conseguenze (es. pancreatite acuta), mentre meno certo è il loro coinvolgimento nello sviluppo dell’aterosclerosi. Per una loro corretta determinazione è molto importante eseguire un prelievo dopo un digiuno di almeno 12 ore. I valori di trigliceridemia dovrebbero essere inferiori a 150 mg/dl.

Le cause della dislipidemia
Innanzitutto una alimentazione troppo ricca di grassi come spesso osserviamo nelle persone in sovrappeso od obese soprattutto con una obesità di tipo centrale, cioè con un aumento della circonferenza addominale. Questa è la categoria di pazienti in cui una dieta a basso contenuto lipidico, accompagnata da una regolare attività fisica, può dare i migliori risultati e permettere di ritornare a valori di lipidi ematici accettabili. Altre forme di dislipidemie, anche se meno frequenti, si riscontrano in presenza di patologie che possono alterare il quadro lipidico come il diabete, l’ipotiroidismo, alterazioni renali, abuso di alcolici, farmaci, ecc. Queste alterazioni del quadro lipidico migliorano con la correzione della patologia di base.
Da ultimo, ma non meno importante, sono le dislipidemie su base genetica, le cosiddette dislipidemie familiari, cioè forme dovute a mutazioni di un singolo gene del nostro cromosoma, o di più geni, e sono quindi ereditarie con più persone affette nell’ambito della stessa famiglia. In genere la concentrazione di colesterolo e/o di trigliceridi in questi soggetti è molto più elevata rispetto alle altre persone, per cui una dieta a basso contenuto di lipidi e l’attività fisica sono importanti per migliorare il quadro lipidico ma nella maggiore parte dei casi non sono sufficienti per riportare i valori ematici ai livelli auspicabili.

Perché ci preoccupiamo di abbassare i livelli ematici di lipidi
Perché, come già precedentemente accennato, il colesterolo in eccesso tende a depositarsi sulle pareti arteriose e contribuisce alla formazione della placca aterosclerotica. Le manifestazioni cliniche sono legate al restringimento dei vasi colpiti con conseguente ridotto flusso di sangue e minore apporto di ossigeno. La ridotta ossigenazione dei tessuti determina una ischemia del tessuto interessato con un danno che è più o meno rilevante a seconda dell’organo colpito. Le sedi maggiormente interessate sono le coronarie (con conseguente comparsa di angina o infarto miocardico), i vasi del circolo cerebrale (la cui espressione clinica è l’ictus cerebrale), i vasi renali, quelli degli arti inferiori e dell’apparato gastroenterico. Esistono numerosi studi che dimostrano come mantenere livelli normali di colesterolo significa ridurre la morbilità e la mortalità per malattie cardiovascolari. È quindi di fondamentale importanza prevenire l’instaurarsi della malattia. È importante a tale scopo seguire una alimentazione corretta a basso contenuto di grassi animali, mantenere un peso corporeo ideale, svolgere una regolare attività fisica e abbandonare abitudini dannose come l’eccessivo apporto di alcolici ed il fumo.

Adriana Branchi
Ambulatorio Displidemie
Centro per lo Studio e la Prevenzione dell’Aterosclerosi
Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico


 
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