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12-03-2012 / 20-03-2012
Il Plasma non è una merce
di Andrea Tieghi


La situazione della lavorazione del plasma nel nostro Paese è destinata a subire in breve tempo profondi cambiamenti. La conferenza Stato-Regioni ha sbloccato recentemente i quattro decreti che riguardano il plasma nazionale, le attività di import-export, le nuove gare di assegnazione per la lavorazione del plasma italiano da parte delle Regioni, l'iscrizione delle aziende produttrici in un apposito elenco e lo schema tipo di convenzione fra Regioni e Aziende per la lavorazione del plasma.
In Italia ci troviamo oggi in una posizione di sostanziale monopolio con un'unica azienda autorizzata, in conto lavorazione, a trattare il plasma che poi viene restituito sotto forma di farmaci alle Regioni che hanno aderito all'accordo sui prodotti plasmaderivati. Se intervenire sull'attuale sistema significa dare il via alla liberalizzazione delle aziende che lavorano il plasma è necessario vigilare sulle possibili conseguenze. Non va mai dimenticato che il plasma, esattamente come il sangue intero, è un prodotto del corpo umano e come tale non dovrebbe essere né venduto né acquistato. Se aprire ad altre aziende che lavorano il plasma significa rimodulare il sistema creando maggiore qualità e ottimizzando i costi non c'è nulla di sostanzialmente sbagliato. Se invece si intende permettere alle aziende farmaceutiche di raccogliere direttamente il plasma in centri privati, pagando i donatori sul modello della Germania, la questione cambia. E cambia parecchio. Per rispondere in maniera adeguata al diritto alla salute dei cittadini italiani è necessario arrivare all'autosufficienza nazionale dei farmaci plasmaderivati. Ma è possibile raggiungere questo obiettivo (siamo già il secondo Paese in Europa per raccolta di plasma) attraverso la donazione volontaria e non remunerata di questo prezioso componente del sangue. Il plasma umano è un bene pubblico di proprietà delle Regioni e non può essere fonte di profitto, e la remunerazione del donatore di plasma aumenta le disaffezioni nella raccolta volontaristica. Un donatore che ha anche un interesse economico, seppur esiguo, è un donatore meno affidabile di chi compie un gesto disinteressato: un concetto lapalissiano.
La metodologia del conto lavorazione può essere migliorata e estesa a livello nazionale, incoraggiando tariffe valide su tutto il territorio e promuovendo lo scambio interregionale dei prodotti plasmatici. Non si tratta di una resistenza ideologica: il plasma e i suoi derivati devono poter essere valorizzati anche economicamente ma non devono mai essere mercificati. Non possiamo, in nome della “modernità” rispondere sempre e soltanto a logiche di mercato.


 
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