NEWS



21-12-2013 / 06-01-2014
"Auguri di Buone Feste"
Andrea Tieghi - Presidente Avis Emilia Romagna


Con il  2014 alcune cose cambiano nel nostro sistema della raccolta e nella percezione che abbiamo dei nostri donatori, e che essi hanno della nostra Associazione. Il cambiamento non ci coglie alla sprovvista: ci siamo preparati per tempo, nella nostra regione più che in molte altre. La Comunità europea ci chiede di fare un ulteriore passo avanti nella direzione della sicurezza trasfusionale e nella cura del sangue generosamente donato dai nostri soci. Nel territorio regionale abbiamo raggiunto l'autosufficienza da tempo e dobbiamo lavorare nei prossimi anni per far crescere la comunità dei donatori e mantenendo il numero delle donazioni necessarie ai nostri servizi sanitari.

Le conoscenze scientifiche crescono, nuovi virus vengono isolati e identificati, procedure sempre più precise e sofisticate si rendono necessarie per far fronte a una cultura trasfusionale moderna e a differenti abitudini dei donatori che oggi (solo per fare un esempio) viaggiano molto più di un tempo. 

Le normative europee ci mettono nella condizione di adempiere ad impegni che sono anche burocratici e possono mettere in discussione pratiche decennali. Uno degli aspetti visibilmente positivi è che questi cambiamenti ci porteranno a stabilizzare molti dei nostri collaboratori, e in tempo di crisi occupazionale è davvero una buona notizia. Una ma non l'unica, se sappiamo guardare a queste novità con lungimiranza e saggezza.

Infatti non dobbiamo spaventarci: l’obiettivo di queste norme è accrescere la sicurezza e proteggere la salute del donatore e del fruitore di plasma e sangue. In questa riorganizzazione si inserisce anche la riduzione dei punti di raccolta nelle varie province. Questa strategia non va vista come sola esigenza della spending review. È invece un'opportunità per ripensare la destinazione di spesa delle risorse pubbliche. Ricordo che Avis è stata colpita dai tagli meno di molte altre realtà sanitarie e del volontariato.

Non dobbiamo poi confondere i punti di raccolta con le sedi Avis: l’aggregazione, la promozione del dono e della cultura della solidarietà si realizzano essendo un punto di riferimento per i cittadini al di là del prelievo in sé. Meno punti di raccolta può significare più fondi liberi per iniziative locali, per il miglioramento delle sedi che supereranno l'accreditamento, una maggiore incisività dei volontari sui punti prelievo abilitati.

Quelli di noi che hanno responsabilità dirigenziali, si trovano davanti a due possibilità. La prima è opporci al cambiamento e all'avanzare dei tempi, senza se e senza ma, mettendo anche i donatori nella condizione di disagio di percepire pur senza capire una distonia, una disarmonia con il sistema sanitario che abbiamo sempre servito con passione e competenza. L'altra possibilità è partecipare al cambiamento cogliendo l'occasione per rinnovare l'immagine dell'Associazione e per introdurre nuove idee non solo in termini di promozione del dono ma addirittura per concorrere attivamente alla ridefinizione degli aspetti ad essa propedeutici. Prevenzione e salute, educazione alimentare, sport, sessualità consapevole, lotta alle dipendenze ecc.

Se sapremo fare questo non dovremo temere che i nostri donatori periodici si rifiutino di fare qualche chilometro in più per donare: una volta spiegato loro con serenità e fermezza il perché delle nostre scelte lo capiranno e saranno ancora una volta dalla nostra parte. Oggi lo spirito del dono è quello di essere a disposizione dei pazienti in base alle reali necessità di utilizzo, al gruppo sanguigno, alla situazione non solo regionale ma anche nazionale. Con meno punti di prelievo da gestire avremo più tempo per le singole donatrici e donatori, per rispondere alle loro domande, dubbi, necessità.

Deve essere spiegato ai donatori che se li si orienta sulla donazione di plasma o li si rimanda di un mese si fa per non sprecare il loro dono: non c’è niente di più etico e rispettoso che essere onesti con loro. Devono capire che se si chiede loro di prenotare la chiamata è per non farli attendere e per raccogliere il sangue che occorre. Bisogna spiegar loro che, come per il midollo, essere donatore significa stare a disposizione dei potenziali riceventi e non donare sull’onda emotiva, una volta e poi più. Bisogna spiegare che il plasma vale come il sangue e che non si è donatori di serie B. Anzi che col plasma che eccede il fabbisogno stiamo aiutando emofilici in paesi dove non c’è garanzia di cura: Egitto, Afghanistan, India. Se sapremo spiegare tutto questo, e magari gestiremo una lamentela momentanea convinti di operare al meglio, non perderemo donatori.

E poi dobbiamo guardare avanti, ai donatori nuovi, sempre più consapevoli, altrettanto solidali. I nuovi donatori hanno esigenze diverse da quelli di 20 anni fa: apprezzano più le “coccole” dopo aver donato (meglio allestire un punto ristoro coi volontari che con le macchinette) ma non hanno problemi a spostarsi di qualche chilometro per donare in un centro adeguato, moderno e confortevole.
I nuovi donatori preferiscono avere un luogo dove potersi connettere gratis col wi-fi che ricevere il giornalino cartaceo e un sito responsive dove prenotare da soli la propria poltrona. I nuovi donatori preferiscono avere una sede che funzioni da presidio della salute, con medici e personale preparati che possono consigliarli e guidarli nelle scelte alimentari e sulla salute che non la tradizionale benemerenza. I nuovi donatori, infine, hanno bisogno di tempi rapidi: se si iscrivono online, se mandano una mail di richiesta o di lamentela devono essere ascoltati e ottenere una risposta il prima possibile.

Se sapremo accogliere e governare questo cambio di mentalità i donatori non caleranno ma cresceranno, perché troveranno in noi un presidio per la salute e un atteggiamento di cura sempre più carenti nel servizio sanitario nazionale. Noi possiamo candidarci a chiudere questa falla: abbiamo le sedi, le competenze, l'esperienza, la sensibilità per farlo. Le nostre sedi devono favorire concretamente un ricambio generazionale, offrendo ai giovani soci e donatori, alle donne, ai nuovi cittadini spazi di azione e di affermazione all’interno delle proprie strutture operative e decisionali.

Sono ben consapevole che quando si modifica un sistema che ha funzionato per decenni in base alle mutate necessità sociali e sanitarie è necessario modificare anche il sistema di finanziamento della raccolta. Basare il riconoscimento economico del nostro lavoro semplicemente sul numero di unità raccolte non è solo anacronistico ma ci mette in difficoltà nel momento in cui ci viene chiesto un calo programmato delle donazioni contestualmente a una crescita dei donatori. Per questo è mia intenzione porre il problema a livello regionale, proponendo un modello simile a quello toscano che finanzia i progetti di promozione e non solo le unità raccolte.

Per fare questo, e per proporre con forza una nuova normativa che ci permetta di raccogliere e utilizzare il plasma dei nostri donatori avviando linee di produzione in grado di eliminare sprechi e generare risparmi economici, immagino un gruppo di lavoro. L'ho già proposto in esecutivo regionale e mi piacerebbe poter arrivare entro febbraio – con il contributo di tutti – a una bozza articolata di suggerimenti e pareri strutturati per la nostra Regione. In modo da essere ancora una volta avanti di un passo e non, trafelati, giocare di rimessa.

Con l’occasione auguro a tutti i dirigenti, i volontari, i soci, i medici, i dipendenti, il personale ausiliario e naturalmente alle donatrici e ai donatori un 2014 sereno e appagante.

Buone Feste, di cuore.
Andrea Tieghi – presidente Avis Emilia-Romagna


 
Informativa estesa sull'uso dei cookies