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19-09-2013 / 30-09-2013
Amsterdam: diario di un viaggio
di Claudia Santarella, Delegata italiana Avis al Forum internazionale dei Giovani donatori di sangue


 

Claudia Santarella, iscritta all'Avis Comunale Di Forlì, è stata selezionata per patecipare al Forum Giovani che si è tenuto ad Amestardam a fine agosto.

Di seguito il diario di viaggio di Claudia.

 

 

Il 13° Forum IYC appena concluso ha di certo dato un nuovo significato alla parola “condivisione”. Le premesse con cui sono partita, per la prima esperienza internazionale con AVIS, alla volta di Amsterdam non sono state affatto disattese. Come spesso mi capita di fronte ad un nuovo evento, ho cercato di captare pensieri e pareri da chi ha vissuto la stessa esperienza negli anni precedenti, ma di certo non mi aspettavo che il senso di soddisfazione sarebbe stato così grande. A creare un clima favorevole per qualsiasi tipo di interazione hanno contribuito sia i miei compagni di viaggio italiani, sia gli organizzatori olandesi, che a questo proposito hanno reso ogni momento collettivo una vera e propria “riunione di famiglia”. Il programma del Forum articolato su workshop e visite guidate ha contribuito inoltre all’ideazione di nuovi ed originali progetti, nati da un confronto tra le delegazioni in un contesto di assoluta apertura reciproca: tema centrale le nuove frontiere del Dono “2.0”.

 

In occasione del tradizionale market delle nazioni, i partecipanti sono stati invitati a discutere circa le strategie di marketing adottare dalle diverse associazioni nel mondo. Ciascuno ha presentato la propria esperienza e di certo hanno spiccato per originalità la delegazione danese e la delegazione coreana (Republic of South Korea), alla sua prima partecipazione al Forum IYC. Nello specifico entrambe hanno sviluppato tecniche che puntano al reclutamento di un gran numero di persone accomunate dai medesimi valori del volontariato: nel caso della Danimarca i volontari hanno offerto ai passanti alcune bottiglie di soda (di colore rosso) esortandoli poi a comporre, con le stesse bottiglie, il disegno di una goccia di sangue al centro di una piazza (dunque richiamando il valore della collaborazione e del lavoro di squadra); nel caso della Corea del Sud i volontari hanno invece ricreato la medesima immagine – sfruttando una pista da scii – in occasione della Giornata Mondiale del Donatore, grazie all’aiuto di centinaia di persone vestite con tute rosse. Certamente gli spunti ricevuti non sminuiscono il lavoro dei volontari AVIS: ne è un esempio il flash mob realizzato in occasione della Notte Rossa di Rimini nel 2013.

 

 

Il secondo workshop sulla web radio ha avuto altrettanta efficacia, poiché da un lato ha permesso ai ragazzi italiani di portare un esempio concreto con Radio Sivà e dall’altro ha fornito suggerimenti per nuove riflessioni. La discussione circa i pro e i contro dell’esperienza italiana ha avuto tra le finalità la promozione di un progetto molto più ambizioso: l’istituzione della web radio ufficiale IYC. Anche in questa occasione i ragazzi hanno lavorato insieme partendo dalle proprie esperienze e traendo spunti da quelle di altri, giungendo in molti casi alle medesime conclusioni. Problemi economici, difficoltà nel rendere accattivante e coinvolgente la donazione del sangue, capacità di adattamento alle nuove tecnologie costituiscono il punto di contatto tra tutte le associazioni, seppur così lontane geograficamente.

 

Dimitris, uno dei cinque rappresentanti della delegazione greca, racconta di come, anche per far fronte a problemi economici, nell’ultimo anno la sua associazione abbia optato per la trasmissione di un programma presso una stazione radio già esistente, con un appuntamento settimanale di due ore. La strategia adottata dalla Danimarca, con Eva e i suoi compagni è quella di essere ospite di una radio con un pubblico prettamente giovanile, per suscitare un loro maggiore coinvolgimento, in particolare per quanto riguarda gli studenti universitari. In entrambi i casi si tratta di progetti a basso costo, che, come in Italia, partono dall’idea che le nuove generazioni siano una risorsa non sempre valorizzata. Di fatto la ricorrenza di alcune problematiche ed osservazioni durante la discussione ha contribuito a creare un clima di scetticismo circa la fattibilità del progetto “IYC web radio”. Oltre alla distanza geografica e culturale, è infatti emerso il problema riguardo il modo in cui coordinare le tante persone; almeno un rappresentante per ogni paese. A ciò si aggiungono altre questioni organizzative, come i diversi fusi orari e le differenze giuridiche, strutturali e organizzative riguardanti la donazione del sangue.

 

Alla luce di quanto emerso, una possibile alternativa è stata proposta da Yorgui, membro della delegazione libanese, a cui non a caso gli organizzatori olandesi, in seguito al suo intervento di presentazione, hanno deciso di affidare in via straordinaria il terzo ed ultimo workshop durante la giornata conclusiva del Forum. Egli, forte di un’ottima preparazione in marketing e comunicazione, ha evidenziato la centralità assunta negli ultimi anni dai social network. Ciascuno di questi strumenti ha secondo lui un potenziale che spesso viene ignorato, con conseguente perdita di efficacia dei messaggi veicolati. La rete richiede allo stesso tempo sintesi e contenuti: per tali motivi la “Donner sang compter”, di cui Yorgui è delegato responsabile, ha recentemente adottato una strategia su Facebook, Twitter e Instangram, con uno spazio per le testimonianze spontanee dei donatori e uno spazio (regolato dagli amministratori) per le campagne di guerrilla marketing, arrivando in poco tempo ad ottimi risultati in termini di aumento delle donazioni.

 

Ogni testimonianza presentata porta con sé la fatica per il raggiungimento di obiettivi più o meno ambiziosi, ma è chiaro che ciascuna di esse rimanda anche a quel particolare appagamento personale, che deriva solo dalle azioni disinteressate e solidali verso altre persone. Un buon piano di comunicazione permette che non vengano diffusi solo dati, ma soprattutto i significati profondi che muovono ciascun volontario. Il più grande insegnamento di questa esperienza ad Amsterdam allora riguarda la consapevolezza che ad essere condivise non sono solo le informazioni tecniche o di servizio: il vero fulcro della condivisione sono i sentimenti e le sensazioni: in ciò risiede il vero significato dell’esortazione “share your experience”.


 
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