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10-04-2013 / 30-04-2013
La carenza di iodio



Lo iodio

È un elemento essenziale per assicurare il normale accrescimento ed il benessere dell'organismo in quanto è indispensabile per la produzione degli ormoni tiroidei che hanno un ruolo chiave nel regolare i processi metabolici cellulari e le funzioni vitali, come l'accrescimento e lo sviluppo di diversi organi, in particolare del cervello e del SNC. Da qui l'importanza di una adeguata assunzione di iodio in particolare in gravidanza, durante l'allattamento e nei bambini, per consentire uno sviluppo adeguato.
 

 

Dove si trova lo iodio

La fonte principale di iodio per l'uomo è data dagli alimenti che ne contengono però quantitativi molto variabili in relazione alla quantità di questo elemento presente nel terreno e nell'acqua. Il pesce di mare è l'alimento più ricco, contenendone circa 50-100 mcg/100 g, mentre gli altri alimenti ne contengono quantitativi decisamente inferiori (il contenuto di iodio di carne, frutta, verdura e cereali varia fra 2 e 5 mcg/100 g); tuttavia, il consumo di pesce nel nostro paese è modesto (in parte per ragioni di abitudini alimentari, in parte per il costo elevato) e lo iodio che noi introduciamo con la dieta deriva perlopiù da latte, carne e vegetali.
 

 

La carenza di iodio

Ancora oggi la carenza più o meno grave di iodio è un problema diffuso in molte aree del nostro paese. La manifestazione più frequente è il cosiddetto gozzo, cioè un aumento del volume della tiroide che si ingrossa nel tentativo di produrre quantità sufficienti di ormoni tiroidei. L'aumento del volume può causare disturbi della deglutizione e della respirazione.
 

 

Come aumentare il consumo di iodio

Nel 1995 è stata istituita una commissione internazionale di esperti per promuovere la iodoprofilassi, cioè l'assunzione preventiva di iodio. Il mezzo più diffusamente utilizzato a tal fine è l'aggiunta di sali di iodio (iodato e ioduro di potassio) al comune sale da cucina in quantità pari a 30 mg/kg: infatti contrariamente a quello che si pensa il sale, anche se di origine marina, non contiene iodio. Questa fortificazione che non modifica né l'odore né il sapore del sale, è facile da ottenere, è economico e non dà problemi di accumulo di iodio quando usato in sostituzione del comune sale da cucina, perché l'eventuale eccesso viene eliminato con le urine.
È bene ricordare però che il consumo di sale, anche se iodato, deve essere comunque limitato in quanto direttamente legato ad un aumento del rischio cardiovascolare (la quantità di sale giornaliera non dovrebbe superare i 6 grammi).
Lo iodio tende a sciogliersi nell'acqua bollente, quindi in caso di cottura di cibi è consigliabile aggiungere il sale iodato a fine cottura e magari utilizzare l'acqua di cottura per altre preparazioni. È bene inoltre conservare il sale in luogo fresco e asciutto per evitare ulteriori perdite di iodio.
L'utilizzo del sale iodato a livello domestico non è comunque sufficiente a coprire il fabbisogno di iodio dell'organismo. Sarebbe quindi auspicabile un utilizzo del sale iodato anche da parte dell'industria alimentare, in quanto la maggior parte del sale che si assume deriva da alimenti lavorati industrialmente (pane, formaggi, prodotti da forno, ecc...).
Nonostante il ministero della salute abbia iniziato nel 1997 una campagna per favorire l'uso del sale iodato, il suo consumo è comunque lasciato alla discrezione dei singoli consumatori. Nel 2005 è stata approvata una legge che obbliga i supermercati ad esporre il sale iodato accanto al sale comune, inoltre ha consentito la realizzazione di confezionamenti adatti anche all'uso industriale. La presenza di un logo consente di riconoscere i prodotti industriali preparati con sale iodato.
 

Ricorda che...

  • lo iodio contenuto nel sale marino è trascurabile;
  • lo iodio assorbito respirando l'aria in posti di mare, è trascurabile;
  • il sale iodato rappresenta una buona fonte di iodio anche se non garantisce la quantità sufficiente di iodio per l'organismo;
  • alcuni integratori (per esempio quelli ad elevata concentrazione di alghe, fucus, ecc...) possono rappresentare una fonte imponente di iodio. È importante limitare nel tempo il loro utilizzo.
 

 
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