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11-09-2013 / 25-09-2013
Studio europeo:dopo un infarto in molti mantengono cattive abitudini



Le cattive abitudini sono dure a morire: un’indagine realizzata in 24 paesi europei rivela che un infarto non fa cambiare stile di vita ai malati di cuore. I primi risultati sono stati presentati al Congresso della Società di cardiologia di Amsterdam. I dati riguardano 8 milapersone con un’età media di 64 anni e un attacco di cuore alle spalle.
 

I ricercatori hanno valutato gli stili di vita a una distanza dal ricovero in ospedale da 6 mesi a 3 anni. Sotto accusa fumo e obesità, che colpiscono buona parte del campione.

 

Sei pazienti su 10 vantano un giro vita di “peso” – 88 centimetri nelle donne e 102 negli uomini – e il 38% del campione è obeso. Il tabacco è il vero tallone d’Achille: più della metà dei pazienti, che fumavano prima di entrare in ospedale, non riesce a smettere dopo l’infarto.

 

Tra le patologie più diffuse: il diabete e l’ipertensione, mentre l’87% del campione prende farmaci anticolesterolo, anche se meno di un quinto dei pazienti trattati raggiunge i livelli ideali di grasso ‘cattivo’ nel sangue.

 

I ricercatori tracciano un quadro clinico deludente, a cui si associa anche l’incapacità di autoanalisi: 9 pazienti su 10 dichiarano di seguire fedelmente le prescrizioni dei medici. Peccato che i dottori non siano dello stesso avviso e lamentino una cattiva aderenza alle cure.

 

 

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