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10-02-2014 / 23-02-2014
Libro Bianco di Avis
Promossi i donatori italiani



Secondo il Libro Bianco di Avis, noi italiani siamo tra i migliori donatori di sangue d’Europa, con meno donatori occasionali e un numero maggiore di donatori periodici, che raggiunge quasi l’80 %.


E'stato presentato nei giorni scorsi presso la sala Aldo Moro della Camera dei deputati il Libro bianco sul sistema trasfusionale realizzato da AVIS insieme al Cergas Bocconi e edito da Franco Angeli.
Per il presidente di AVIS NAZIONALE, Vincenzo Saturni, si è trattato di "un evento che ci riempie di orgoglio. La presenza del vicepresidente della Camera, on. Marina Sereni, ha dimostrato l'attenzione delle istituzioni per l'argomento".
In sala erano presenti diversi parlamentari e rappresentanti dei principali stakeholder di AVIS: altre associazioni del dono, Centro Nazionale Sangue, Simti, aziende di lavorazione del plasma,etc.
"Tutti i convenuti - ha dichiarato il presidente Saturni - hanno riconosciuto la non autoreferenzialità del documento, in cui è sottolineato il ruolo rilevante dell'associazione nel sistema trasfusionale ma anche le sfide che dovremo affrontare nei prossimi mesi e nei prossimi anni. Tra i dati che più mi preme sottolineare, all'interno di una vastissima raccolta di informazione, è l'elevato grado di soddisfazione degli oltre 15.000 donatori interpellati e l'importanza che oltre l'85% di essi attribuisce alla chiamata effettuata dalle associazione di donatori".

ll decisivo apporto fornito dall’Avis è stato certificato anche dalla vicepresidente della Camera. “L’azione di volontariato dell’associazione è presente in tutta Italia e senza di essa non esisterebbe il sistema trasfusionale italiano”.

Il sistema trasfusionale, come ha osservato Giuliano Grazzini, direttore del Centro nazionale sangue, "rappresenta quindi un’autentica eccellenza grazie al lavoro dell’associazionismo che ha saputo coniugare efficacemente le esigenze valoriali con quelle di sicurezza. Un punto di debolezza che invece va assolutamente superato è legato all’eccessiva dispersione delle strutture, come anche la necessità di riqualificare l’erogazione rispetto al resto d’Europa, perché siamo ancora troppo artigianali. Dobbiamo infatti sviluppare un sistema di certificazione più avanzato e articolato che ci renda omogenei, su questo piano, agli altri Paesi. In questo senso, l’accreditamento è priorità ineludibile”.


 
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