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14-04-2015 / 27-04-2015
Cellule staminali del sangue per la cura della Sclerosi Multipla
Uno studio internazionale




Pubblicato a marzo su Neurology lo studio Autologous hematopoietic stem cell transplantation in multiple sclerosis: A phase II trial. Neurology. 2015 Mar 10;84(10):981-8 a cui ha partecipato l’Università degli Studi di Genova e il Policlinico di Careggi (Firenze). Abbiamo incontrato il Prof. Riccardo Saccardi, responsabile dell’Unità di trapianto del midollo osseo, dipartimento di Ematologia del Policlinico di Careggi (Firenze), tra i ricercatori a capo del progetto.

Prof. Saccardi, la sua Azienda Ospedaliero-Universitaria ha partecipato a questo importante studio internazionale sul trapianto di cellule staminali del sangue per la cura della Sclerosi Multipla. I risultati sono stati pubblicati su Neurology, la rivista scientifica dell’Accademia americana di neurologia.

Oggi si parla molto delle potenzialità terapeutiche delle cellule staminali e L'Azienda Ospedaliera dove lei lavora presenta la maggior casistica europea di autotrapianti di cellule staminali del sangue per la cura della SM in soggetti che presentano una insoddisfacente risposta al trattamento convenzionale.

Perché si utilizza il trapianto di cellule staminali ematopoietiche nella SM?
La sclerosi multipla, come altre malattie autoimmuni, è caratterizzata da una alterazione del sistema immunitario che attacca il cervello ed il midollo spinale del paziente. Il trapianto di cellule staminali del sangue viene effettuato con l’intento di azzerare il sistema immunitario del paziente e farlo ricostituire senza commettere "l'errore" che aveva indotto l'insorgenza della malattia. Viene in genere utilizzato il trapianto autologo, che consiste nella somministrazione di una chemioterapia ad alte dosi (terapia di condizionamento) seguita dall’infusione di cellule staminali dello stesso paziente, precedentemente raccolte e congelate con le stesse tecnologie utilizzate in ambito ematologico. Le cellule staminali vengono reinfuse come una normale trasfusione, ritornano nel midollo osseo e ricostituiscono gradualmente il sistema immunitario del paziente. Il trapianto allogenico, che utilizza cioè cellule staminali di un donatore sano, consentirebbe in teoria la sostituzione completa del sistema immunitario del paziente, ma la sua intrinseca tossicità ne sconsiglia per ora l’utilizzo in pazienti affetti da malattie non tumorali.

Si tratta però ancora di un trattamento “sperimentale”. Ci può spiegare cosa si intende con questo termine? 

Si considera ancora una procedura sperimentale perché non è stato ancora effettuato uno studio prospettico in cui viene comparata l'efficacia clinica del trapianto con quella di farmaci approvati per la sclerosi multipla. In assenza di un simile studio, pubblicato su riviste scientifiche, l'autorità sanitaria non consente di includere il trapianto tra le procedure standard e pertanto deve ancora  essere definito come sperimentale. Sono comunque stati riportati nei registri delle maggiori società scientifiche del settore oltre 1000 procedure per pazienti affetti da SM; i risultati sono pubblicati in diversi articoli provenienti da numerosi Centri in vari continenti e mostrano una considerevole riproducibilità del risultato clinico. La maggior parte dei pazienti, se trapiantati nella fase precoce della malattia, mostra una buona risposta clinica, che tende a mantenersi per diversi anni senza alcuna terapia di mantenimento.

Lo studio, pubblicato su Neurology, è stato disegnato per osservare gli effetti dell’autotrapianto in rapporto ad un trattamento farmacologico tradizionale. Qual è l’effetto più importante che avete osservato?

Una serie di pazienti che presentavano delle forme aggressive di SM venivano trattati con il trapianto o con un farmaco approvato, il Mitoxantrone. La malattia veniva monitorata prima e dopo la terapia mediante Risonanza Magnetica Nucleare (RMN), che consente di evidenziare le lesioni tipiche della malattia nel cervello e nel midollo spinale dei pazienti. Lo studio ha dimostrato una marcata superiorità del trapianto in termini sia di nuove lesioni che di lesioni attive; la differenza si manteneva durante i quattro anni di osservazione post-terapia. Ad oggi, è l’unico studio che paragona in maniera prospettica il trapianto ed un farmaco convenzionale, sia pure solo su un parametro strumentale.

Lo studio europeo è uno studio di fase 2, sono previsti ulteriori sviluppi?

Lo studio è stato promosso dalla Società Europea Trapianti di Midollo (EBMT, www.ebmt.org), ed i Centri Italiani hanno dato un contributo fondamentale in termini di numero di pazienti arruolati. Sempre l’EBMT, assieme alla Società americana (CIBMTR, www.cibmtr.org), ha pubblicato tre anni fa un articolo in cui vengono definite le caratteristiche ideali di uno studio prospettico simile a quello europeo appena pubblicato, ma con un parametro di valutazione clinico, ovvero la persistenza di una risposta clinica libera da terapia. Reperire i finanziamenti necessari per realizzare questo studio è il maggiore impegno della piccola comunità internazionale di ricercatori che, da oltre 15 anni, sta perseguendo questa innovativa strategia terapeutica in una malattia drammaticamente frequente, specie nei giovani adulti.

di Luciana Riva


 
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