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06-02-2015 / 20-02-2015
Studio su salute, alimentazione e felicità
Gli effetti positivi del fare volontariato


 

Con il Rapporto, “The (W)health of nations. Salute e felicità), il Ceis dell'Università di Tor Vergata - in collaborazione con la Fondazione Angelini - ha cercato di studiare scientificamente il rapporto tra salute, alimentazione e felicità.
Per cinque mesi, a partire dal giugno scorso, sono state seguite oltre 100mila persone in 19 paesi europei.

Il rapporto, sfidando il paradosso di Albert Einstein secondo il quale non tutto ciò che conta può essere contato e non tutto ciò che è contato conta, ha provato a misurare la felicità.
Nell'illustrare i dati della ricerca, il prof. Leonardo Becchetti, docente di Economia Politica, all'ateneo romano, ha spiegato che “un punto in più di spesa per la salute sul Pil produce nella popolazione over 50 una riduzione dello 0.1 del numero medio di malattie croniche. Per cui ogni euro di spesa sanitaria ne produce non meno di sette lordi, quattro netti, come beneficio in termini di variazione di soddisfazione di vita della popolazione”.

Il sovrappeso e l’inattività fisica, sempre secondo Becchetti, rappresentano fattori di rischio significativi per l'insorgere di malattie. Anche il “far del bene”, ovvero il volontariato, è stato affrontato empiricamente nella ricerca. "Insieme ad una buona qualità di vita fatta di relazioni affettive migliora la funzionalità e riduce le patologie, tra cui anche la probabilità di contrarre i tumori con effetti di risparmio considerevoli sul sistema sanitario. In termini di rischio relativo, chi non fa volontariato ha probabilità quasi doppie di ammalarsi di tumore nei tre anni e mezzo successivi”.

Sul tema dell'obesità, ha spiegato Vincenzo Atella, Direttore del Ceis, "i rischi sono notevolmente maggiori non tanto per la fascia d’età dopo i 55-60 anni, ma nella fascia d’età tra i 35 e i 55 anni. Ovvero in quel periodo in cui l’individuo è privo di patologie importanti, però a causa di uno stile di vita sbagliato, può incorrere in patologie serie che comportano costi più elevati”.


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