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06-09-2016 / 15-09-2016
Giusy Versace, obiettivo Rio 2016
Intervista ad Avis


 Pubblichiamo l'intervista che ci ha concesso, sul numero 2 di AVIS SOS 2016, Giusy Versace. E'un modo per ricordare che dal 7 settembre sono in programma a Rio de Janeiro le Paralimpiadi e per fare un grande in bocca al lupo a lei e a tutti gli atleti.

OBIETTIVO RIO 2016, LA SFIDA DI GIUSY

Alla vigilia delle Olimpiadi, la paralimpicaGiusy Versace racconta cosasignifica lo sport per superarelimiti e difficoltà

di Gianluca Testa

 
Conquistare una medaglia ai campionati europei.
Una soddisfazione senza pari. Soprattutto perché stavolta l’evento si è svolto in Italia. «Ci piacciono le cose difficili» ha detto la paralimpica Giusy Versace. La vigilia, complici i problemi fisici, non è stata facile: influenza, infiammazione a una gamba, otite. Eppure, nonostante questo, Giusy ha conquistato l’argento sui 200 metri ai campionati europei paralimpici di atletica leggera. è il primo podio internazionale della sua carriera.
«Non ci credo, mi tremano le mani» ha detto al traguardo. Lei, che di cognomefa Versace (sì, è parente di Gianni e Donatella), ha iniziato a fare sport nel 2010 dopo aver perso le gambe a 28 anni aseguito di incidente stradale. Coraggio e determinazione l’hanno portata a vincere lo show “Ballando con le stelle”.
Conduce la Domenica Sportiva. Ma ad attenderla, ora, c’è una sfida ben più impegnativa: Rio 2016.
Giusy, cosa rappresentano per lei le paralimpiadi?
«Sicuramente un’olimpiade, comeanche una paralimpiade, è l’evento piùimportante per ogni atleta. Essere lì ègià una vittoria. Significa essere tra i piùgrandi atleti al mondo».
Londra 2012. Per lei fu un’occasione sfiorata...
«Ci sono andata vicino. Quelle di Rio 2016 potrebbero rappresentare per me un grande riscatto. Anzi, sarebbe il
coronamento di un sogno. La federazione annuncerà la lista dei convocati a luglio. Fino ad allora continuerò a lavorare duramente tenendo le dita incrociate».
Qual è la sua aspettativa? Sportivamente, ma non solo.
«In vista di Rio non ho particolari aspettative. Voglio solo lavorare bene». “Con la testa e con il cuore si va ovunque”. Chissà se Manuela, la ragazza paraplegica che ha camminato per 15 chilometri con un esoscheletro, ha letto il
suo libro. Ma non per tutti è così... «Non sono d’accordo. Ognuno di noi ha difficoltà da affrontare. La vita è fatta così, non credo sia facile per nessuno. Sono ancora convinta che se hai una testa forte e un cuore pulito puoi veramente andare ovunque tu voglia. Poi dipende dagli obiettivi che ognuno si pone».
Coraggio e determinazione hanno segnato il suo percorso, umano e sportivo. Com’è possibile trasmettere la voglia di non arrendersi? Essere da esempio per gli altri è già un primo traguardo?
«Sinceramente? Non lo so. Il grande amore che ho per la vita mi aiuta a non mollare e ad apprezzare ogni cosa che la vita stessa mi presenta. Cerco sempre di guardare il lato buono, anche nelle situazioni difficili. Se il mio amore per la vita e il mio modo di affrontarla può essere preso come esempio da altri, soprattutto dai più giovani, be’, non posso che esserne felice».
Anche nella disabilità lo sport aiuta a combattere l’isolamento?
«Sicuramente lo sport è una grande terapia. Per tanti disabili è uno stimolo a uscire di casa, a confrontarsi con gli altri.
E, a volte, perfino con i propri limiti».
Quant’è importante non essere (e non sentirsi) soli?
«Molto. Se guardo il mio percorso riconosco che se fossi stata sola tante cose non le avrei fatte. Il gioco di squadra è
importante, non solo nello sport. Penso soprattutto alla vita. E’ fondamentale circondarsi delle persone giuste, possibilmente propositive, che sappiano incoraggiarti soprattutto nei momenti più difficili».
Lo sport come metafora della vita?
«Lo sport aiuta principalmente a riconoscere e superare i propri limiti.
Se poi questa esperienza la riportiamo anche nella quotidiane, tanto di guadagnato».
Quali sono per lei i corretti stili di vita?
«Non c’è un vademecum da seguire, ognuno trova il proprio metodo».
Il sangue è vita. E AVIS lo sa bene. Nell’anno di Expo ha realizzato un progetto per educare e promuovere una corretta alimentazione. Qualche consiglio da dare?
«Non sono la persona più adatta. Ma è chiaro che una corretta alimentazione aiuta chiunque a vivere meglio. Secondo me il segreto sta nell’educazione alimentare, che oggi manca. Ma l’Italia sta cambiando e fortunatamente questo concetto ha iniziato a diffondersi. Io? Non sono una maniaca del “mangiare sano”. Bevo bibite gassate, mangio dolci, qualche frittura... Forse il segreto sta nel sapersi regolare e non eccedere. Gli eccessi, in tutto, non vanno mai bene».

(tratto da AVIS SOS n.2, 2016)
 

 
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