NEWS



26-03-2018 / 20-04-2018
La Cina cambia sistema
lotta al mercato nero delle donazioni


La svolta della Cina, lotta al mercato nero delle donazioni di sangue

 

Con la fine del mese di marzo, il sistema delle donazioni di sangue conoscerà in Cina una svolta epocale, come confermato dalla Commissione nazionale di salute e pianificazione.

Una svolta, tuttavia, che potrebbe causare anche seri problemi per gli ammalati, stando almeno a quanto trapela sulla stampa internazionale e ai primi segnali di carenza che si avvertono in diverse province della nazione.

 

Per legge, infatti, saranno vietate le donazioni effettuate dai parenti dell’ammalato. Finora, infatti, nel gigante asiatico – così come accade con frequenza in Sudamerica – ogni paziente doveva provvedere a contattare uno o più parenti che donassero sangue o emocomponenti necessari agli interventi programmati o alle terapie.

 

In alcune province, come in quella di Pechino e dello Anhui, il cambio di sistema è già entrato in vigore nelle ultime settimane.

 

Lo scorso 27 febbraio, il sito Global China titolava: “Pechino affronta nuove carenze di sangue a causa della rottamazione del vecchio sistema di donazioni”.

 

Il sistema che si sta ora per abbandonare era entrato in vigore negli anni Novanta e consentiva al malato – oltre al contatto diretto con un parente – di chiamare anche un amico o un conoscente. Spesso, queste persone erano però pagate e con gli anni si era venuto a creare un fiorente mercato delle donazioni.

 

I portavoce della Croce Rossa cinese hanno infatti denunciato il proliferare di veri e propri intermediari della donazione, alcuni a capo di gruppi organizzati di 500-600 persone. La municipalità di Pechino, per arginare il fenomeno, ha invitato le persone e le autorità sanitarie a denunciare questi gruppi.

 

La linea dura, tuttavia, sembra già garantire qualche risultato, visto che alcuni di questi commercianti denunciano un calo significativo del loro fatturato. Pensate che per una sacca di sangue di 400 ml al paziente era richiesto un contributo di 250 euro (400 yuan).

 

La questione vera sarà però rappresentata dalla capacità della Cina di implementare un sistema di donazioni volontarie e non retribuite capace di far fronte ai bisogni di milioni di persone in un Paese dove cresce la speranza di vita e migliora l’offerta sanitaria. A Pechino sono state per ora intensificate le raccolte mobili nelle strade e nei college universitari, anche se la distanza tra domanda e raccolta resta ancora molto alta. Secondo Zhou Zijun, professore di Salute pubblica all’Università di Pechino, “visto che in Cina la donazione è volontaria, c’è bisogno di meccanismi che ne incoraggino la diffusione su larga scala”.

 
 

 
Informativa estesa sull'uso dei cookies